Attualità
Femminicidio. Esami dei Ris sul coltello
I militari del Ris al lavoro sul coltellino ritrovato a oltre 150metri dal luogo in cui è stata uccisa Sara Campanella. Si lavora anche per trovare riscontri alle dichiarazioni della madre di Argentino. I genitori da Noto sarebbero venuti a prendere il figlio che voleva suicidarsi. L’autopsia ha rivelato che sono state cinque le coltellate inferte tre alla gola e due alle spalle
Le indagini sul femminicidio non si sono fermate un attimo. E ieri hanno portato al ritrovamento di un coltellino pieghevole a circa 150 metri di distanza dal luogo in cui Sara è stata uccisa da Stefano Argentino. È stato sequestrato perché potrebbe essere l’arma del delitto adoperata dal 27enne che ha inferto 5 coltellate alla studentessa prima di fuggire mentre lei si accasciava per terra in una pozza di sangue.
I testimoni hanno raccontato di averlo visto fuggire con ancora in mano qualcosa. Non è escluso che possa essersene disfatto poco dopo. Ma sulle ore successive al femminicidio ci sono ancori tanti tasselli che devono essere posizionati dagli investigatori. Per questo motivo i carabinieri non stanno lasciando nulla di intentato e stano passando a setaccio tutti i filmati delle telecamere della zona. Si cercano riscontri anche nelle dichiarazioni spontanee rese dalla madre di Stefano Argentino che si è presentata in caserma e ha spiegato di aver ricevuto una telefonata dal figlio. Era in auto con il marito e stavano andando ad Avola quando Stefano le ha detto che voleva togliersi la vita. A quel punto si sono precipitati a Messina tenendo il ragazzo al telefono per farlo desistere dal suo intento. E anche dopo averlo raggiunto e messo al sicuro in auto, Argentino avrebbe manifestato con insistenza la volontà di suicidarsi.
Non avrebbe fatto menzione del femminicidio se non quando erano già arrivati a Noto. Proprio qui all’interno del b&b di famiglia, è stato rintracciato dai carabinieri e riportato a Messina. L’autopsia eseguita ieri al Policlinico ha solo confermato quello che purtroppo era ormai chiaro. Ad uccidere Sara sono state le coltellate inferte da Stefano Argentino che l’ha aggredita alle spalle. Tre i colpi mortali che le hanno reciso i vasi sanguigni della gola, due quelli inferti alle spalle della studentessa universitaria. l’ultimo in profondità prima di lasciarla morire in una pozza di sangue e fuggire con ancora in mano l’arma del delitto. Un coltello a serramanico è stato trovato dai carabinieri a 150 metri dal luogo del femminicidio. I Ris sono adesso al lavoro per rilevare eventuali tracce compatibili con vittima e omicida. Solo dopo i risultati si potrà avere le certezza che sia stata questa la lama usata per uccidere Sara. Argentino durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande su cosa avesse usato per uccidere la collega, né su dove si trovi l’arma del delitto.
Anche il dossier del medico legale sarà consegnato agli inquirenti tra qualche settimana. Intanto però la prima relazione dell’autopsia eseguita per conto della Procura dalla professoressa Elvira Ventura Spagnolo al Policlinico rivela la furia con la quale Stefano si è accanito sul corpo della giovane. E le coltellate hanno causato l’emorragia talmente vasta da non consentire ai medici del pronto soccorso di arrestarla. Il corpo di Sara potrà essere restituito alla famiglia, dopo l’ok della Procura, e tornare a Misilmeri dove lunedì sarà celebrato il funerale.